La Philadelphia fa male? Quanto mangiarne?

La Philadelphia fa male? Quanto mangiarne?

La Philadelphia è un formaggio spalmabile, prodotto negli Stati Uniti e presente sul mercato alimentare italiano dal 1972. Ma può fare male? E quanto mangiarne? Per saperne di più, si può continuare a leggere questa pagina.

Storia e valori nutrizionali

Ad aver prodotto il primo formaggio spalmabile è stato un lattaio newyorkese, William Lawrence, nel 1872, ma solo otto anni dopo gli si da’ il nome di Philadelphia, che diventa un brand di prodotti alimentari. Negli anni successivi, questa azienda alimentare si ingrandì e venne acquistata dalla Kraft negli anni Trenta del Novecento.

Oggi, della Philadelphia se ne possono trovare diverse versioni, ma quella “base” contiene latte pastorizzato, crema di latte, sale ed addensanti, come la farina di carrube o l’alginato di sodio. Un etto di questo formaggio contiene 280 calorie, e 27,5 grammi di questa quantità sono grassi, mentre 4,5 grammi sono proteine. In quantità minori sono presente carboidrati (2,7 grammi), fibre (0,1 grammi) e sale (0,75 grammi). Bisogna considerare che essendo un formaggio, non se ne dovrebbero consumare più di 30 o 40 grammi al giorno.

Attualmente, la Philadelphia si usa anche in diverse ricette, alcune definite leggere, e possono consumarlo anche le donne in gravidanza (che non devono mangiare formaggi non pastorizzati), ma quanto può fare male?

Quanto fa male?

Come la maggior parte dei formaggi, la “dannosità” della Philadelphia dipende da quanto se ne consuma e come. Se viene consumata in modo eccessivo, essa può:

  • aumentare i livelli di colesterolo, come gli altri formaggi, in quanto si può depositare nelle vene e provocare scompensi cardiaci;
  • accresce la possibilità di contrarre il diabete;
  • incrementa i livelli di pressione sanguigna, e così facendo cambia la viscosità del sangue;
  • può provocare variazioni ormonali, e quindi problemi legati ad essi;
  • fa ingrassare, e sarebbe bene eliminarlo dalla propria dieta se si cerca di dimagrire;
  • può far sviluppare allergie ed intolleranze alimentare, e di sicuro è sconsigliato a chi è allergico al lattosio. Tuttavia, non contiene glutine.

Gli esperti, quindi, consigliano di mangiarla sporadicamente ed in quantità ridotte (sarebbe meglio evitarla). Alcuni si domanda se la versione light può essere più salutare, ed essa effettivamente contiene meno grassi, ma è comunque un formaggio e può comunque provocare i problemi appena citati se si consuma in maniera eccessiva. Lo stesso vale anche per gli altri prodotti del marchio, come le Philadelphia in vari gusti oppure le mousse.

A formaggi come la Philadelphia, è bene preferirne altri più magri, come la ricotta, i fiocchi di latte, il quark, lo stracchino e la mozzarella light. Invece tra quelli da evitare, soprattutto nelle diete dimagrati, sono il pecorino, l’asiago, il caciocavallo, l’emmental e la gorgonzola. Se se ne mangiano nelle quantità giuste, i formaggi non sono necessariamente nocivi, e sono una buona fonte di proteine, calcio e vitamine del gruppo B e D.

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