#Innovazione – A Perugia l’Hub gratuito per studenti, ecco come nascono le imprese del domani

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di Anna Toro

Un luogo di formazione e innovazione, in cui i giovani possano incontrarsi e partecipare attivamente alla vita della città, studiare e sviluppare imprese adatte al nuovo mondo e ai nuovi mercati. Si chiama CULT – Community Hub Perugia ed è la nuova realtà inaugurata il 29 settembre nel centro storico del capoluogo umbro, in quello stabile di via Goldoni di proprietà del Comune, che per lungo tempo era stato la sede del Cabs, il centro a bassa soglia rivolto alle persone tossicodipendenti. Oggi l’edificio torna a nuova vita grazie al lavoro della Cooperativa Borgorete che nel 2014 ha ottenuto un finanziamento della Fondazione Enelcuore per la ristrutturazione dell’immobile.

«Da lì è cominciato un percorso di progettazione che ha coinvolto in parallelo la politica e il territorio, attraverso l’interlocuzione con i comitati di quartiere, i commercianti, e soprattutto gli studenti» racconta Max Calesini di Borgorete, che sottolinea il sostegno al progetto della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, della Fondazione Johnson & Johnson e la preziosa consulenza e contributo di Human Foundation. «Lo spazio consiste, al piano terra, in una grande sala studio sempre aperta, con annesso spazio-bar, gestita in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia e l’Università per Stranieri, dove gli studenti potranno confrontarsi e far evolvere lo studio in esperimenti, progetti e imprese». Proprio al mondo dell’impresa e dell’innovazione è dedicata invece tutta l’area superiore, frutto dell’incontro con numerose realtà e associazioni del territorio.
«Qui – spiega Calesini – ognuno potrà proporsi, portando nello spazio eventi, seminari, formazioni, progetti, facendo così di questo spazio il fulcro delle energie giovani della città».

@annaftoro

#InPrimoPiano – La marea umana “dimenticata” dei Rohingya in fuga verso il Bangladesh

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di Gaia Pascucci

Le piogge monsoniche flagellano i campi profughi improvvisati di Cox’s Bazar, distretto bangladese vicino al confine con il Myanmar in Asia, dove già 500mila persone della minoranza musulmana rohingya si sono riversate per sfuggire alle violenze dell’esercito birmano. L’afflusso aumenta di giorno in giorno. Se la situazione in Myanmar non tornerà alla calma, entro la fine dell’anno saranno più di 800.000 i rifugiati in Bangladesh. Arrivano a piedi, dai loro villaggi nello stato nord-occidentale del Rakhine, dopo aver camminato per chilometri nel fango e aver attraversato il fiume Naf su barchette stipate di persone. Chi non si può permettere le tariffe delle imbarcazioni cerca di galleggiare attraverso il fiume, aggrappandosi a contenitori di plastica o barili. Molti non ce la fanno e annegano nelle acque melmose.

Ma per coloro che riescono ad arrivare oltre il confine, le angosce non sono finite: la tendopoli di Cox’s Bazar è ormai al collasso, e i nuovi arrivati, in grande maggioranza donne e bambini, sono costretti a dormire all’aperto, in mezzo al fango e alla pioggia. Cibo e acqua scarseggiano e sebbene le organizzazioni umanitarie e le Nazioni Unite si stiano impegnando per organizzare gli aiuti, ancora insufficienti per un esodo dalle proporzioni così imponenti. I rohingya scappano da villaggi in fiamme e dalle violenze dell’esercito birmano che ha lanciato a fine agosto l’ennesima operazione militare: come obiettivo  ci sono i ribelli della milizia ribelle Arakan Rohingya Salvation Army (ARSA), che hanno ucciso 12 persone, nella realtà dei fatti la rappreseglia sta colpendo la popolazione rohingya nel suo complesso. Un copione già visto che si ripete stavolta però su larga scala e costringe i civili alla fuga.

Gli abusi e le persecuzioni contro la minoranza rohingya infatti hanno una storia di lunga data. Musulmani in un paese in cui la stragrande maggioranza della popolazione è buddhista, vivono nello stato del Rakhine dove erano poco più di un milione. Considerati indegni, nel 1982 è stata loro revocata la cittadinanza, il diritto alla proprietà, così come l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Esclusi dalla vita politica e sociale del paese, ridotti in condizioni di povertà estrema, oggi stanno lasciando forse per sempre il loro paese che li rifiuta. Nonostante gli appelli della comunità internazionale per una cessazione immediata delle violenze, le forze di sicurezza birmane non sembrano volersi fermare e la leader del paese Aung San Suu Kyi – premio Nobel per la pace per la resistenza alla dittatura militare – non ha finora posto a fine a quello che il segretario generale ONU António Guterres ha definito “un esempio da manuale di pulizia etnica”.

@gaia_pascucci

#Sostenibilità – CSR, le imprese del futuro sono già qui

di Gaia Pascucci

Oltre 150 organizzazioni, tra imprese, fondazioni e non profit, per due giorni saranno impegnate non solo a “fare” ma anche a “comunicare” il proprio impegno sociale e ambientale. È proprio la bellezza del fare bene e di condividerlo, sintetizzata nel titolo evocativo “L’arte della sostenibilità”, il filo rosso che accompagna la quinta edizione de “Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale”, il più importante evento in Italia  dedicato alla responsabilità sociale d’impresa che prende vita a Milano, negli spazi della Università Bocconi il 3 e 4 ottobre. In programma oltre 60 eventi tra convegni, workshop, presentazioni e confronti con focus sugli obiettivi dell’Agenda 2030 delle ONU. L’appuntamento milanese arriva a chiusura di un vero e proprio viaggio nell’Italia della CSR in 8 tappe, che hanno raccontato le storie di tante imprese già al lavoro per diminuire il proprio impatto ambientale, assicurare misure di welfare aziendale e a favore delle comunità, coinvolgendo 100 relatori e 2000 partecipanti.

Un segnale che dimostra come la galassia delle imprese è costellata da realtà “virtuose” che vedono nella responsabilità sociale un fattore di sviluppo e successo. A conferma arriva lo studio “Seize the change” di DNV GL e EY e GFK Eurisko che rivela come il 79,8% delle imprese intervistate ritiene che l’impegno nella sostenibilità porti benefici superiori ai costi e l’89,9% prevede di aumentare in futuro gli investimenti per migliorare la propria sostenibilità. Per sostenere proprio i primi passi di quanti
vogliono creare reti di imprese responsabili sui territori nasce “La rete delle Reti”, un “decalogo” con suggerimenti concreti e esperienze da cui imparare. Il Salone è promosso da Università Bocconi, CSR Manager Network, Unioncamere, Fondazione Global Compact Network Italia, Fondazione Sodalitas, Koinètica e vede come partner istituzionali Conai e Enel.

@gaia_pascucci

#InPrimoPiano – Marusca, baby sitter “comunitaria” nel paese a rischio spopolamento

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di Gianluca Testa

Marusca abita qua, vicino alla Rupe Magna, che è forse la più grande roccia incisa di tutto l’arco alpino. Ci troviamo a Grosio, in provincia di Sondrio. Circa 650 metri di altitudine e poco meno di 4.500 abitanti. Quelle incisioni rupestri risalgono al IV millennio avanti Cristo. Tracce antiche, indelebili, che segnano le origini lontanissime di un luogo che oggi rischia di spopolarsi e perdersi. L’identità passa anche dalle relazioni umane, dai servizi, da quel senso di comunità che fatica a ritrovarsi. Troppi giovani se ne vanno alla ricerca di una via d’uscita, troppi genitori hanno seguito la sicurezza del posto fisso dopo il boom economico. La crisi sociale e identitaria crea moderne emorragie sui territori, ma fortunatamente esiste una cura. A volte, infatti, basta poco. È sufficiente saper riconoscere i bisogni e offrire uno stimolo (magari creativo) e qualche sostegno.

E così capita che Marusca, l’unica madre casalinga di un gruppo di famiglie di Grosio, venga assunta dalla comunità per badare ai figli di tutti. Una baby sitter atipica, ma non per questo meno presente o organizzata. Una scelta inclusiva, di condivisione. Utile non solo ai bambini – che svolgendo le attività sul loro territorio hanno imparato a conoscerlo meglio e ad amarlo – ma anche a tutte le famiglie coinvolte. Il merito è della Fondazione Cariplo e del bando “Welfare di comunità e innovazione sociale”. Un nome all’apparenza complesso che racchiude il senso delle azioni che, da tre anni a questa parte, la Fondazione sta promuovendo sui territori a cavallo tra il Piemonte e la Lombardia.

Il progetto che ha trasformato Marusca Rodolfi in una baby sitter comunitaria, non a caso si chiama “Alla scoperta delle professioni”. È proprio quello che è accaduto: dalle attività in oratorio, questa mamma si è trovata alle prese con sei bambini (pardon, sette; perché si è aggiunto un piccolo della Costa D’Avorio) da coinvolgere e accompagnare in attività strutturate che si sono svolte nelle botteghe del paese. «I bimbi hanno seminato piantine con la fiorista, realizzato un portachiavi dal pellettaio, partecipato al laboratorio di hamburger con la macellaia. E hanno imparato a fare la toeletta al cane nel negozio di animali e a incidere il loro nome dal lattoniere…» racconta Marusca, carica di entusiasmo. “Ma come gira questo welfare?”. Una domanda a cui la Fondazione proverà a rispondere il 22 settembre a Milano (Teatro Elfo Puccini , Corso Buenos Aires 33, ore 9.30) nel corso del convegno nel quale saranno raccontate (e condivise) altre esperienze felici. Proprio come quella di Grosio.

@gitesta

#Copertina – Ripartire si può, ma assieme

Mondo

di Giovanna Melandri*

Sempre di più in Italia si parla di economia sociale come attore fondamentale dello sviluppo. E guardando in Europa lo scenario è del tutto simile, dove sono ben 11 milioni le persone che non solo si occupano, ma sempre più producono in modo solidale. Spesso, però, questo nuovo modo di approcciare il sistema economico si trova di fronte sfide complesse e non di rado è costretto a muoversi in territori inesplorati, dove il segno della recessione è ancora ben lontano dall’essere solo un ricordo del passato. Diviene, così, necessario dotarsi di strumenti che consentano di affrontare efficacemente i mutevoli assetti di contesto.

Muovendo da queste considerazioni la nostra Fondazione, sin dall’inizio del suo percorso si è prefissa di fornire competenze in grado di trasformare i futuri operatori dell’economia sociale, in attori in grado di gestire il cambiamento; non solo capaci di gestire progetti che generino benessere per le comunità, ma di creare e gestire modelli di business, sostenibili sia da un punto di vista economico che dei bisogni delle persone. Per farlo le connessioni con il mondo della cultura accademica hanno da sempre rappresentato un collegamento necessario. Un esempio applicato di questo approccio è la collaborazione ormai pluriennale della nostra fondazione con l’Università Cattolica con il Master EMSE, per dotare i professionisti delle imprese sociali di una “borsa strumenti” in grado di rispondere alle rinnovate esigenze del Terzo Settore, proprio nel momento in cui le Istituzioni si danno, dopo anni di attesa, il compito di regolamentarlo. Poiché l’apparente ripresa dell’economia, dovuta principalmente alla reazione positiva alla crisi di tutta l’area Euro, non può essere robusta e strutturale se non coinvolge l’intero tessuto produttivo, e difficilmente può essere consolidata, laddove non preveda programmi di inclusione di coloro che rischiano di rimanere esclusi dai processi redistributivi.

Da qui l’esigenza di concepire e veicolare nuovi strumenti che siano in grado di
trasformare le imprese sociali, non solo in attori del welfare pubblico, ma in realtà
in grado di produrre valore economico duraturo e scongiurare così lo spettro di
crisi contingenti e sistemiche.

* Presidente Human Foundation

#Altrimondi – L’estate dei bambini Rom fra tabelline e verbi

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di Massimiliano Signifredi

«Da grande voglio fare anch’io la maestra» esclama Sanela, 10 anni, occhi e capelli nerissimi e un sorriso che conquista. È una dei 60 bambini rom, che hanno trascorso l’estate sui libri presso la Summer School of Peace della Comunità di Sant’Egidio a Rocca di Papa, a pochi chilometri da Roma. Ad aiutarli una rete di 200 giovani volontari di tutta Italia che si sono alternati durante le vacanze e che hanno scritto su Facebook: «Difficile non avere pregiudizi sui rom, con tutte le storie che girano… e pensare che a me questi bimbi hanno rubato il cuore!». E ancora: «Ci siamo innamorati a prima vista dei nostri piccoli amici, coi quali abbiamo giocato e ballato, ma soprattutto ripassato tabelline e congiuntivi!». Sì, perché c’è una domanda di scuola che sale da questi bambini e che troppo spesso viene frustrata dalla scarsa frequenza e dai mille problemi irrisolti nella gestione dei campi. Ed ecco l’idea della Summer School of Peace, nata dalla presenza trentennale di Sant’Egidio accanto ai Rom della Capitale. Sono state proprio le mamme a chiedere agli amici della Comunità di aiutare i loro figli ad “andare bene a scuola”.

Alla Summer School of Peace si studia e si impara davvero: lezioni di italiano e matematica, divisi per classi, mattina e pomeriggio, dal lunedì al venerdì. E i risultati non mancano, come ha constatato Cinzia, la maestra di Sanela: «Hanno recuperato tantissimo. E ovviamente non vedono l’ora di tornare in classe». Ma la prima campanella dell’anno può attendere: il 6 settembre ci sarà tempo per la recita dell’Odissea, quando la lunga treccia di Sanela diventerà quella di Penelope. Chissà che decida di fare l’attrice da grande?

http://www.santegidio.org

#InPrimoPiano – Registro unico, trasparenza e agevolazioni: il Terzo settore cambia pelle con la riforma

di Gaia Pascucci

Un cantiere ancora aperto che andrà a riorganizzare la vita di 300 mila associazioni, 1 milione di lavoratori e più di 4 milioni di volontari. È la riforma del Terzo settore che passo dopo passo sta prendendo vita e concretezza: il 2 agosto è infatti entrato in vigore il Codice del Terzo settore con 104 articoli, il provvedimento più corposo tra i cinque decreti già emanati in attuazione della legge delega di riforma n° 106/2016. Il Codice raduna le disposizioni fiscali per gli enti non lucrativi e riscrive le regole per le Onlus, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale. Il Codice fa parte di un pacchetto di riforma rappresentato da cinque provvedimenti: uno istituisce la Fondazione Italia sociale, un altro disciplina il Servizio civile universale, gli altri due dettano le regole rispettivamente sul 5xMille e sull’impresa sociale. Un lavoro di completo riordino del vastissimo settore del sociale e della solidarietà che tocca tutti gli aspetti degli enti non profit, riscrive definizioni, obblighi e diritti. Un riordino però che per essere completato richiederà ancora 42 atti, fra provvedimenti dei ministeri e autorizzazioni dell’Unione europea, per tradurre entro il prossimo anno in pratica le nuove disposizioni. Finora per dare corpo alle diverse novità soprattutto in materia di sgravi e investimenti sono stati annunciati dal Governo 190 milioni per finanziare le agevolazioni fiscali e 200 milioni destinati ai crediti agevolati per le imprese sociali. Con il Codice un passaggio decisivo è stato compiuto, ecco alcuni dei cambiamenti che toccheranno i diversi attori del non profit.

I NUOVI ENTI DEL TERZO SETTORE
Con la riforma vengono ridefinite in sette tipologie di quelli che da ora in poi si dovranno chiamare Enti del Terzo settore (Ets): organizzazioni di volontariato (che dovranno aggiungere Odv alla loro denominazione); associazioni di promozione sociale (Aps); imprese sociali (incluse le attuali cooperative sociali), per le quali si rimanda a un decreto legislativo a parte; enti filantropici; reti associative; società di mutuo soccorso; altri enti (associazioni riconosciute e non, fondazioni, enti di carattere privato senza scopo di lucro diversi dalle società).

REGISTRO UNICO
Gli Enti del Terzo settore saranno obbligati, per definirsi tali, all’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore, che sostituirà i vari elenchi oggi esistenti. Il Registro avrà sede presso il ministero delle Politiche sociali, ma sarà gestito e aggiornato a livello regionale.

TUTTE LE ATTIVITÀ DEL NON PROFIT
Sono riviste e aggiornatele “attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale” che “in via esclusiva o principale” sono esercitate dagli Enti del Terzo settore. Si tratta di un elenco, che sarà aggiornato nel tempo, che “riordina” le attività consuete del non profit (dalla sanità all’assistenza, dall’istruzione all’ambiente) e ne aggiunge alcune emerse negli ultimi anni (housing, agricoltura sociale, legalità, commercio equo ecc.). Gli Ets saranno tenuti al rispetto di vari obblighi riguardanti la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, i rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l’assicurazione dei volontari, la destinazione degli eventuali utili. A sostenere il loro operato una serie di esenzioni e vantaggi economici previsti dalla riforma: l’aumento delle detrazioni fiscali dal 26% al 30 % per le donazioni agli enti (per le associazioni, per i donatori e per gli investitori nelle imprese sociali), risorse del nuovo Fondo progetti innovativi, lancio dei cosiddetti “Titoli di solidarietà”, il social bonus per chi dona agli enti che recuperano immobili pubblici inutilizzati. Tutte le disposizioni di favore su imposte indirette e tributi locali entreranno in vigore il 1° gennaio 2018.

@gaia_pascucci