#Filantropia – Arte, sport e formazione. Quando l’inclusione sociale diventa realtà

filantropia.JPG

di Anna Toro

L’arte e la filantropia insieme, come mezzo e veicolo per favorire la partecipazione e l’integrazione sociale delle persone più svantaggiate: è questo il filo rosso che guida le attività della Fondazione Allianz UMANA MENTE, attraverso iniziative che spaziano dalla pittura alla musica, dalla fotografia allo sport. Un’avventura culminata anche quest’anno nella Charity Dinner di fine anno nella Torre Allianz, nuovo quartier generale milanese del Gruppo.

La cena ha voluto celebrare l’edizione 2017 del progetto “Impariamo dall’eccellenza”: un aiuto concreto ai giovani con alle spalle storie difficili, per supportarli nella costruzione del loro futuro lavorativo, guidati da professionisti di strutture alberghiere di eccellenza.

Per l’occasione, gli spazi dedicati all’evento si sono trasformati in un’esposizione di opere d’arte realizzate e donate grazie al progetto “EsprimiamociAll!”. Iniziativa in cui sono state messe all’asta anche le biciclette “artistiche” realizzate per la giornata dedicata alla moto-terapia, che l’8 novembre ha offerto a più di 200 giovani con disabilità la possibilità di essere protagonisti dell’Arena MotoLive di Eicma, la Fiera dedicata alle due ruote. Ed è sempre a loro che la Fondazione dedica il progetto “Regaliamo un abbraccio a tutta l’Italia” della onlus Oltre il Labirinto. Nel 2018 sarà infatti aperto un bando per assegnare a enti del terzo settore 20 Hugbike, le speciali bici tandem che consentono a ragazzi con disabilità di poter andare in bicicletta in totale sicurezza.

@annaftoro

#InPrimoPiano – Il Natale che non dimentica nessuno, a tavola con i poveri del mondo

PAESE_DELLA_SERA_Campagna Natale 2017 - SantEgidio

Sant’Egidio organizza il pranzo per oltre 200mila persone in difficoltà

di Roberto Zuccolini

Era il 25 dicembre del 1982 quando, a Roma, un piccolo gruppo di 20 persone – tra cui anziani soli e persone senza fissa dimora – venne accolto attorno ad una tavola imbandita nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. Sono passati 35 anni: da allora il pranzo di Natale con i poveri della Comunità di Sant’Egidio si è “allargato” fino a raggiungere 60 mila persone in Italia e oltre 200 mila nel mondo. Un Natale, dunque, straordinario. Ma non un pranzo-spot perché si tratta degli stessi poveri (senza dimora, anziani e molte altre persone in difficoltà) che la Comunità sostiene ed aiuta durante tutto l’anno e che non si possono lasciare sole nel giorno in cui tutti cercano una famiglia con cui fare festa.

Quest’anno abbiamo scelto di lanciare un forte messaggio di solidarietà perché le nostre città siano più umane e vivibili per tutti, a partire da chi ha più bisogno, pensando anche che in Italia vivono ancora, sotto la soglia della povertà, più di 4 milioni e mezzo di persone. Oltre che nelle periferie di numerose città italiane, i pranzi verranno realizzati anche in numerosi istituti per anziani e nelle carceri.

Si comincerà con le cene itineranti alla vigilia, il 24 sera, nelle stazioni e negli altri luoghi dove abitualmente vivono i senza dimora e si continuerà il giorno dopo con i pranzi, che toccheranno i centri come le periferie urbane. Quest’anno, in Italia, l’obiettivo è quello di mettere insieme a Natale oltre 60 mila persone in più di cento città (oltre a Roma, anche Genova, Messina, Bari, Milano, Firenze, Torino, Novara, Napoli, Padova, Catania, Cosenza, Palermo, Trieste, Reggio Calabria, solo per citarne alcune): insieme, alla stessa tavola, i volontari con chi è difficoltà, in un pranzo in cui chi serve si confonde con chi è servito.

Lo stesso faranno i volontari in tutto il mondo, con oltre 200 mila persone in Europa, Africa, Asia e America Latina. Per questo abbiamo lanciato una campagna solidale (fino al 25 dicembre inviando sms o chiamando al 45568) dal titolo “A Natale, aggiungi un posto a tavola”. I fondi raccolti serviranno a finanziare i Pranzi di Natale con i poveri della Comunità  di Sant’Egidio.

www.santegidio.org

#Copertina – 4 milioni di Auguri!

 

paese sera tacchino“Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.”

Mark Twain

di Luca Mattiucci

Quando 583 giorni fa “Il Paese della Sera” ha levato l’ancora a bordo degli Italo Treno non sapevamo ancora quali mari avremmo solcato. Di una cosa eravamo certi, che lo avremmo fatto assieme. Uno strano equipaggio fatto di giornalisti, editorialisti, manager, migranti, filantropi e volontari che per numero e dedizione potrebbero essere l’equipaggio di un transatlantico. Un gruppo di amici per i quali non basterebbero le quattro pagine del nostro quindicinale per ringraziarli tutti, così come non basterebbero per ringraziare voi 4 milioni di lettori che con tweet, foto, post e lettere ci avete accompagnati nel viaggio. Ma oggi non siamo qui per tirare i remi in barca, ma per tracciare una nuova rotta. In un paese che sembra aver smarrito la barra a dritta tra la banalità delle fake news, gossip, precarietà, assenza di visione e volontà di distrazione. In questo mare noi proviamo a dare la nostra rotta convinti che sia quella da molti anelata. Certi che come affermava Alexander Dubcek «La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni.»

Tra qualche giorno saremo di nuovo in navigazione con un equipaggio ancora più imponente e una ciurma ancor meno consueta del solito per un progetto più ambizioso che inaugura il suo percorso facendo suo il manifesto di ActionAid, l’Ong che qualche giorno fa, in controtendenza rispetto a qualsiasi aggregazione politica, ha messo in campo un piano che guarda al 2028.

La nostra ciurma sarà indipendente da credi religiosi e politici, avrà il coraggio necessario per essere innovatrice, punterà all’integrità quale condizione necessaria per pretendere dagli altri trasparenza, sceglierà l’empatia quale interesse collettivo che sa tenere conto del punto di vista dell’altro, sarà solidale perché metterà al centro i diritti e inclusiva perché crede fermamente che sia necessario opporre alla visioni di muri una che contempli l’assenza di barriere.

Avremo come timonieri la sostenibilità, l’idea di una cittadinanza inclusiva, l’idea di una equa e necessaria redistribuzione della ricchezza e la centralità della resilienza sociale. A restare a terra sarà solo il timoniere del buonismo che lasciamo ad altri perché oggi più che dei buoni un tanto al chilo serve un’informazione capace di tornare tra la gente per essere la voce della gente, ogni giorno.

@lucamattiucci

#InPrimoPiano – Quando fare la spesa per tre bambini diventa un problema, per Andrea oggi c’è un aiuto concreto

di Anna Toro

Trentanove anni, separato e padre di tre bambini, Andrea vive a Milano e non si sarebbe mai aspettato di trovarsi un giorno a fare la fila alla Caritas per il sacchettino alimentare. «La verità è che un giorno hai la villetta, la macchina, la tua famiglia, un lavoro e poi finisce tutto» racconta, descrivendo una situazione di povertà comune a tante persone e famiglie, in una città che siamo abituati ad associare al lusso e al benessere. Le stime elaborate dalla Fondazione Cariplo, basate sui dati Istat, descrivono però una realtà ben diversa: a Milano, infatti, i poveri esistono eccome, e questa condizione non risparmia i bambini. «Un minore su dieci vive in povertà assoluta e, a vedere il trend degli ultimi anni, la preoccupazione è che il numero possa crescere ancora».

Proprio per contrastare il fenomeno della povertà infantile la Fondazione Cariplo ha lanciato il progetto “QuBì”, Quanto Basta: un programma da 25 milioni di euro, da sviluppare in tre anni, con la collaborazione del Comune di Milano e delle organizzazioni del terzo settore tra cui Caritas Ambrosiana, Banco Alimentare e Fondazione Pellegrini. Tra gli obiettivi principali: la costruzione di una mappa della povertà, fondamentale per capire dove meglio indirizzare le risorse e gli interventi. «L’esigenza è fotografare il problema e la sua incidenza nelle diverse zone della città» spiega il Presidente della Fondazione Giuseppe Guzzetti. Un piano che ha già permesso di fornire una prima fotografia delle famiglie di Milano raggiunte da misure di sostegno al reddito: nel 2016 sono state 9.433, per un totale di 19.703 minori, con circa il 90% dei nuclei familiari con minori aiutati che si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta. Ma il lavoro non è finito: «Il prossimo obiettivo è stabilire se ci sono e quante sono le famiglie con minori in povertà assoluta che non ricevono trasferimenti pubblici e sono quindi ancora più a rischio».

I finanziatori hanno già messo a disposizione un totale di oltre 20 milioni di euro (12 da Fondazione Cariplo, 5 da Fondazione Vismara, 3 da Intesa Sanpaolo, mentre di recente si è aggiunta anche Fondazione Fiera Milano, con altri 300 mila euro). Per raccogliere i 4,7 milioni mancanti, partirà presto una campagna di sensibilizzazione che coinvolgerà le aziende e tutti i cittadini. Intanto, “QuBì” è tuttora pienamente attivo con diversi progetti già finanziati. Tra questi: due hub del Banco Alimentare, un progetto di Fondazione Pellegrini e Spazio Aperto Servizi che riguarda il cibo ma non solo, e il primo Emporio Caritas a Milano. Gli empori solidali sono dei supermercati per le famiglie in difficoltà dove, a seconda della situazione famigliare e del numero di minori a carico, vengono assegnati dei buoni spesa con cui comprare i prodotti di cui si ha bisogno. «Anche se il sacchettino alimentare mi ha aiutato molto, avere la possibilità di scegliere ti dà una sensazione completamente diversa – racconta ancora Andrea – Per noi l’emporio significa un risparmio di circa 60 euro al mese ed è fondamentale».

@annaftoro

#Copertina – Il futuro siamo “loro”

migrant

© Mashable – Antonio Calanni / Associated Press

di Luca Mattiucci

Accompagnare un giorno un rifugiato induce decisamente a rivedere in ognuno di noi il senso della parola razzismo. Più accettata che in passato e al tempo stesso più sdoganata. Lui si chiama Samir ha vent’anni, viene dal Sudan e la sua giornata è un calvario, se comprendi la lingua italiana. Alle poste una signora in fila dietro di noi sussurra ad un’altra, fissando in modo fastidioso una cicatrice sul braccio del nostro amico: “Chissà che malattia avrà?!”. La signora ignora che, stando ai report di Medici Senza Frontiere degli ultimi dieci anni, non si ha memoria di casi di emergenza per la salute pubblica causata da migranti e ignora anche che la salute di Samir e dei suoi amici peggiora di giorno in giorno a causa delle condizioni di ghettizzazione sociale con cui devono fare i conti nel nostro Belpaese. Ignoranza, quella di chi non sa, che accompagna anche il fruttivendolo poco distante che, tra un casco di banane e un chilo di mele, si mette a far paragoni tra la sua giornata di lavoro e i 35 euro (beato te!) che lo Stato regala al nostro amico. Nessuno gli ha spiegato che a Samir di quei 35 euro, di cui una parte assicurati dall’Unione Europea, come richiedente asilo ne incassa solo 2,5 in moneta sonante.

Proseguendo nel nostro cammino quotidiano di luoghi comuni se ne incontrano a decine. C’è chi gioca con il significato della parola “necessità”, per farne strumento di distinzione tra chi fugge da una guerra e chi fugge dalla miseria, come se uno dei due mali non fosse figlio dell’altro e ci fossero miserie da salvare e altre da rispedire al mittente. Su tutte, però, vince la strumentalizzazione della paura che vuole il migrante coincidere sempre più nell’immaginario collettivo con la il potenziale terrorista. Il che potrebbe anche essere vero, ma tanto quanto e non di più di un terrorista nato, vissuto e cresciuto in Europa e che spesso e volentieri non ha affinità elettive con un suo sodale dello Stato Islamico se non nella misura di qualche video improvvisato per addestrarsi ad una Jihad che falsa il senso della “tensione verso dio”.

La vita è dura se sei un migrante e a nessuno importa se l’Italia nelle classifiche europee è agli ultimi posti per incidenza dei rifugiati sulla popolazione totale (1,9 ogni 1.000 cittadini). La proporzione restituisce meglio il senso delle fake-news che prendono piede meglio e più di analisi e dati statistici incontrovertibili. Questi “uno virgola nove” versano otto miliardi di euro e ne riprendono in pensioni tre. Rappresentano una delle poche voci “attive” del nostro bilancio, con ben cinque miliardi di euro. E non rubano il lavoro agli italiani, semmai permettono al Paese di andare avanti prendendosi in carico i lavori che noi non vogliamo più fare. Ma a sentirla così sembra sempre si percorra la logica dell’elemosina o dell’utile convenienza, come quando passa l’idea che il rifugiato politico è carino e va bene se pulisce il marciapiedi. No, loro sono molto di più. Rappresentano la parte giovane di un’Italia vecchia. I dati raccontano questa verità con certosina precisione. Evoluzione di un’emergenza divenuta fenomeno. E proprio queste trasformazioni saranno al centro del dibattito in occasione del XXIIIesimo Rapporto ISMU, l’ente scientifico indipendente che promuove studi, ricerche e progetti sulla società multietnica, che sarà presentato il prossimo 5 dicembre a Milano (www.ismu.org).

Una fotografia utile per comprendere l’andamento demografico della popolazione straniera (2016-2017) che poi è anche un ritratto del della nostra Italia, quella del futuro a cui l’ISMU in collaborazione con la Fondazione Bracco e la Fondazione Cariplo sceglie di dedicare un premio per quelle realtà che si sono distinte per l’accoglienza dei migranti e dei minori stranieri non accompagnati. Due enti privati, questi ultimi, che credono nella nostra iniziativa sin dall’inizio e che qui citiamo, non già per piaggeria, ma perché interpretano appieno lo spirito indispensabile per scrivere la parola “domani”. Sono quelli che si sono detti, parafrasando Calvino, che “Ad alzare muri bisogna pensare a cosa si lascia fuori”. Bracco e Cariplo hanno compreso appieno che il rischio, quello vero, è che noi stiamo lasciando al di là dei muri, assieme ai migranti, anche il nostro futuro.

@Lucamattiucci

Quando la generosità viaggia a 300 Km all’ora

Comunicato Stampa
Il Network AGIRE raccoglie donazioni per 50 mila euro in due mesi, con la raccolta lanciata a bordo di Italo Treno con Il Paese della Sera

La raccolta fondi lanciata a fine aprile da AGIRE insieme al Paese della Sera, e poi diffusa attraverso altri canali, ha permesso di raccogliere oltre 50 mila euro nei primi due mesi, anche grazie alla generosità dei viaggiatori di Italo Treno. I fondi sono stati utilizzati per portare soccorso alle vittime della carestia in Africa. È questo il bilancio della campagna #Nonsenzadite del network AGIRE, la rete italiana di 9 ONG di risposta all’emergenza, a favore delle popolazioni colpite dalla siccità e dalla carestia in Sud Sudan, Corno d’Africa e nel Bacino del Lago Ciad. AGIRE ha sposato gli obiettivi de “Il Paese della Sera” diventando partner del progetto nel 2017, lanciando appelli e storie dai paesi in crisi con i canali di donazione della campagna nei numeri di maggio e giugno della rivista. La risposta generosa dei lettori, che hanno seguito il racconto del lavoro delle ONG per dare aiuto immediato ai più fragili, ha portato a raccogliere risorse per 60mila euro.

«Siamo orgogliosi dei nostri passeggeri, hanno dimostrato che ogni gesto concreto per dare aiuto e sostegno può diventare un grandissimo risultato. Il nostro obiettivo di connettere non solo luoghi e persone, ma anche idee e valori, si è pienamente realizzato e oggi il nostro impegno si rinnova sul binario della ricerca scientifica supportando la fondazione Telethon che lavora ogni giorno per dare risposte concrete a tutte le persone che lottano contro le malattie genetiche rare» dichiara Antonella Zivillica, direttore Relazioni Esterne Italo – NTV.

«Abbiamo scelto uno strumento innovativo come “Il Paese della Sera” per dare voce alla nostra campagna, coinvolgendo i lettori in un percorso informativo sulla crisi umanitaria e ambientale in Africa che si è rivelato sorprendente. Vogliamo ringraziare i tanti che dopo aver letto di fame e carestia a migliaia di chilometri di distanza hanno voluto essere al nostro fianco per portare aiuti di prima necessità a chi sta soffrendo» spiega Alessandra Fantuzi, coordinatrice AGIRE.

“Il Paese della Sera” è un progetto che unisce in un “viaggio” solidale il Nord e il Sud dell’Italia insieme al Nord e al Sud del pianeta, e promuove l’inserimento lavorativo di giovani italiani e migranti, in situazioni di disagio economico attraverso la distribuzione ogni mattina sui treni Italo a Milano e Napoli della omonima rivista. A raccontare  l’impatto sociale e economico realizzato nel corso del 2017 sono i numeri: il gruppo di ragazzi e ragazze italiani e migranti inseriti nella nuova esperienza lavorativa arrivato a quota 18, 4 nuovi partner a sostegno del progetto sociale e formativo, oltre 2 milioni di lettori e una community web con 500mila utenti unici sul web. L’iniziativa è promossa dall’organizzazione WSC con la Comunità di Sant’Egidio è sostenuta da Italo Treno, Fondazione Allianz UMANA MENTE, Fondazione Bracco, Fondazione Cariplo, Fondazione CON IL SUD, Fondazioni For Africa Burkina Faso, Human Foundation insieme a AGIRE e AVIS Nazionale e al media partner Adnkronos.

Nel corso del 2017 sono saliti a bordo de “Il Paese della Sera” nuovi compagni di viaggio come Fondazioni For Africa Burkina Faso, un progetto per il diritto al cibo di 60.000 persone nel paese africano promosso da 28 fondazioni di origine bancaria associate all’Acri in collaborazione con 7 Ong, 25 organizzazioni contadine burkinabè, 27 associazioni di migranti e 4 enti locali italiani. Anche Human Foundation, organizzazione che diffonde la cultura dell’innovazione sociale e della finanza ad impatto, ha scelto di aderire al progetto con la sua lunga esperienza nel settore della formazione organizzando un corso specialisitico dedicato ad agevolare l’inserimento professionale del gruppo dei 18 giovani ragazzi – rifugiati e richiedenti asilo e ragazzi italiani in situazioni di fragilità – attraverso iniziative di imprenditoria sociale. Le lezioni serviranno a fornire loro una “borsa degli attrezzi”, una serie di competenze utili a creare start up innovative a vocazione sociale.

E per il 2018 l’iniziativa sociale e editoriale ha in cantiere nuovi impegni per far crescere e ampliare i canali di distribuzione, il numero dei giovani coinvolti e i partner.

Tante le firme che hanno realizzato le copertine della rivista (Erri De Luca, Vauro, Ferruccio De Bortoli, Chef Rubio, Enrico Bertolino, Maria Grazia Cucinotta) scegliendo foto, vignette e temi di grande attualità da commentare e proporre ai lettori. La rivista è prodotta a titolo volontario da un team di giornalisti che porta al pubblico notizie sui temi dell’innovazione sociale, un racconto lontano dalla retorica sulla realtà italiana che fa scoprire storie e esperienze di chi sta realizzando concretamente il cambiamento.

La pubblicazione viene distribuita gratuitamente dal lunedì al venerdì sui treni Italo della mattina in partenza dalla Stazione Centrale di Milano e dalla Stazione Centrale di Napoli.

Può essere letta sul sito web www.ilpaesedellasera.it e condivisa su Twitter @paesedellasera e Facebook http://www.facebook.com/ilpaesedellasera/

Per informazioni e interviste: WSC – project@whitestonecompany.org – 347.2462562

#Arte – Restituire bellezza, quando l’industria si prende cura dei luoghi

_D819111

Gaia Pascucci

Sculture preziose che tornano al fascino originario all’interno dell’unico sito in Italia di architettura industriale che continua a esser sede di attività manifatturiere. È a Torvicosa che la bellezza si coniuga con l’arte, il territorio e anche l’industria. Sì,
perché non sempre i grandi edifici del passato, soprattutto quelli dello sviluppo industriale, finiscono in abbandono e incuria.

Qui, nella provincia friuliana, il Gruppo Bracco 14 anni fa ha recuperato una parte dello storico edificio industriale della SNIA Viscosa degli anni ’30 per insediarvi SPIN, uno dei propri siti produttivi più tecnologicamente sofisticati. Un connubio positivo tra innovazione e cura dell’ambiente, che ha fatto rinascere i padiglioni costruiti dall’architetto Giuseppe De Min, che affidò a Leone Lodi, scultore e pittore lombardo celebre dai primi anni Venti del Novecento, l’esecuzione delle parti decorative. Nel 2016 poi è stato digitalizzato l’Archivio storico SNIA, pietra miliare per la storia italiana, economica e sociale. Oggi in occasione del 90° Anniversario del Gruppo le due statue monumentali realizzate da Lodi e poste all’ingresso del sito sono state portate a nuovo splendore, dopo aver subito i danni del tempo.

Sentire l’arte come patrimonio della collettività e identità delle comunità ha spinto Fondazione Bracco e l’Associazione Leone Lodi a realizzare il volume “Le creature di Leone Lodi” a cura di Chiara Gatti, un percorso alla scoperta delle sculture monumentali che hanno segnato il volto delle città italiane. Venerdì 17 novembre 2017, ore 12.00 l’autrice avrà il compito insieme alla presidente Diana Bracco, Paolo Campiglio e Chiara Fabi, di tracciare un viaggio nella scultura “sociale” in Italia. Appuntamento a Palazzo Visconti, via Cino del Duca 8 a Milano.

@gaia_pascucci

#InPrimoPiano – «Non lasciamo solo nessuno», la storia di Nina e della sua sindrome “unica” al mondo

di Gianluca Testa

«Ciao, mi chiamo Nina. Sono nata l’undici luglio duemilaundici e sono una bimba speciale». Effettivamente Nina speciale lo è davvero. Fin dai primi giorni la sua vita è stata raccontata dalla madre Isabella e ora quel blog “In viaggio con Nina” è diventato una pagina Facebook. Ed eccola lì, la piccola. Sorridente, gioiosa, carica della vitalità che appartiene a tutti i bambini. La vediamo sommersa dai suoi peluche, in mezzo a un bosco, in procinto di salire sul treno per una breve vacanza o con indosso il costume di Halloween con quell’espressione tipica di chi è pronto a domandare «dolcetto o scherzetto?». Nina è speciale per tutto questo, ma anche perché ha una sindrome genetica polimalformativa sconosciuta. «Quei buontemponi dei miei genitori l’hanno battezzata sindrome di Nina».

L’ironia nasconde una drammatica realtà: questa malattia colpisce una persona su sette miliardi. In pratica solo e soltanto lei. L’incapacità di diagnosticare il problema e l’impossibilità di poter riconoscere la sindrome da cui si è colpiti con un nome diverso dal proprio getterebbe chiunque nello sconforto più profondo. Ma la famiglia di Nina ha deciso di non arrendersi. Un po’ di quella forza arriva dalla Fondazione Telethon, che finora ha investito in ricerca oltre 475 milioni di euro finanziando oltre 2.600 progetti con quasi 1.600 ricercatori coinvolti e più di 540 malattie studiate. Telethon non ha abbandonato né Nina né tutte quelle persone che come lei sono affette da una da una delle malattie rare. Non si dica che la rarità di una sindrome è solo casistica, perché dietro a ogni frontiera sconosciuta ci sono persone che hanno nomi, cognomi, volti e storie straordinarie nella loro unicità. «Proprio a causa della loro rarità, queste patologie non hanno cure o terapie e sono spesso trascurate dai finanziamenti pubblici e privati» fanno sapere dalla Fondazione. Studiare queste malattie genetiche significa offrire un’opportunità di vita a persone che altrimenti rischierebbero di restare invisibili. Ecco perché la ricerca è importante: prima ancora di offrire una nuova prospettiva, restituisce la dignità perduta.

E se i volontari torneranno di nuovo in oltre 3.500 piazze italiane il 16 e 17 dicembre portando cuori di cioccolata (e un messaggio chiaro come lo sono solo certi hashtag: #presente) è perché la donazione è una componente essenziale di questa filiera di solidarietà a sostegno della scienza (e della vita). Anche se i centri di ricerca Telethon rappresentano poli d’eccellenza (quasi) autosufficienti, quelle risorse sono fondamentali e giustificano la scelta di chi, come molti ricercatori del centro TIGEM di Pozzuoli, ha scelto di restare rinunciando a essere uno dei tanti cervelli in fuga. Qua lavorano giovani che sanno di avere uno scopo. E se anche Boston sceglie di collaborare con il centro di ricerca italiano anziché con una delle prestigiose università americane significa che la strada intrapresa è quella giusta. Per donare: dona.telethon.it (dal 16 al 23 dicembre, in collaborazione con la Rai, si terrà inoltre la tradizionale maratona televisiva).

@gitesta