#InPrimoPiano – I diritti per i lavoratori precari della creatività? Ci pensa un’impresa sociale

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di Anna Toro
Nei loro CV spiccano professioni affascinanti quali giornalista, ricercatore, traduttore, consulente, videomaker. Nella realtà sono l’esercito dei nuovi poveri, i precari della creatività e della conoscenza che si arrabattano per arrivare alla fine del mese, tra retribuzioni risibili, pagamenti in ritardo o non pervenuti, accordi in nero e tutele inesistenti. Ma è proprio quando tutto sembra senza speranza che spesso arrivano le idee capaci di scardinare lo status quo e offrire un’alternativa: SMart, la “Società mutualistica per Artisti”, è una di queste.

«Nata in Belgio 20 anni fa e rivolta in origine agli artisti del teatro e della danza, si è presto diffusa in nove paesi europei, Italia compresa: nove realtà indipendenti, collegate in un network informale che oggi conta ben 90 mila soci» spiega Donato Nubile, responsabile di SMart in Italia che, partita nel 2014, qui agisce in forma di cooperativa impresa sociale. L’idea di base è quella di unire le forze: i lavoratori che decidono di aderire a SMart vengono infatti assunti dalla cooperativa, che da lì in poi cura per loro tutti gli aspetti amministrativi, fiscali e contrattuali, lasciandoli così liberi di focalizzarsi sui loro progetti. «Soprattutto viene loro versato lo stipendio ogni 10 del mese successivo alla prestazione lavorativa, anche se il committente paga in ritardo o non paga proprio». Quasi un “miracolo” di questi tempi, reso possibile dallo spirito mutualistico di SMart, che per poter pagare tutti i costi di gestione e gli stipendi trattiene la quota fissa dell’8,5% sul fatturato di ognuno. In più, essendo assunti, i soci godono di tutele prima impensabili, tra cui maternità, malattia, sussidio di disoccupazione. Una soluzione che in Belgio è riuscita addirittura a coinvolgere categorie di lavoratori come i ciclofattorini per le consegne a domicilio, usati da giganti come Foodora, Deliveroo e la startup belga Take Eat Easy, poi fallita nel 2016. Forte del grosso numero di soci aderenti, SMart Belgio è riuscita a negoziare con queste multinazionali e ottenere condizioni lavorative migliori: «dall’assicurazione, ai rimborsi spese, fino a un minimo di fisso garantito, invece dei soli pagamenti a consegna».

Un successo che in Italia per ora non è replicabile a causa del “far west normativo”. Inoltre la miriade di contratti diversi e la relativa dispersione dei contributi non facilita il lavoro della SMart italiana, che pure continua a lavorare e crescere, forte anche del contributo della Fondazione Cariplo – caso unico in Europa – e di SMart Belgio: ad oggi, i soci sono oltre 1100.

@annaftoro

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