#InPrimoPiano – Marusca, baby sitter “comunitaria” nel paese a rischio spopolamento

welfare

di Gianluca Testa

Marusca abita qua, vicino alla Rupe Magna, che è forse la più grande roccia incisa di tutto l’arco alpino. Ci troviamo a Grosio, in provincia di Sondrio. Circa 650 metri di altitudine e poco meno di 4.500 abitanti. Quelle incisioni rupestri risalgono al IV millennio avanti Cristo. Tracce antiche, indelebili, che segnano le origini lontanissime di un luogo che oggi rischia di spopolarsi e perdersi. L’identità passa anche dalle relazioni umane, dai servizi, da quel senso di comunità che fatica a ritrovarsi. Troppi giovani se ne vanno alla ricerca di una via d’uscita, troppi genitori hanno seguito la sicurezza del posto fisso dopo il boom economico. La crisi sociale e identitaria crea moderne emorragie sui territori, ma fortunatamente esiste una cura. A volte, infatti, basta poco. È sufficiente saper riconoscere i bisogni e offrire uno stimolo (magari creativo) e qualche sostegno.

E così capita che Marusca, l’unica madre casalinga di un gruppo di famiglie di Grosio, venga assunta dalla comunità per badare ai figli di tutti. Una baby sitter atipica, ma non per questo meno presente o organizzata. Una scelta inclusiva, di condivisione. Utile non solo ai bambini – che svolgendo le attività sul loro territorio hanno imparato a conoscerlo meglio e ad amarlo – ma anche a tutte le famiglie coinvolte. Il merito è della Fondazione Cariplo e del bando “Welfare di comunità e innovazione sociale”. Un nome all’apparenza complesso che racchiude il senso delle azioni che, da tre anni a questa parte, la Fondazione sta promuovendo sui territori a cavallo tra il Piemonte e la Lombardia.

Il progetto che ha trasformato Marusca Rodolfi in una baby sitter comunitaria, non a caso si chiama “Alla scoperta delle professioni”. È proprio quello che è accaduto: dalle attività in oratorio, questa mamma si è trovata alle prese con sei bambini (pardon, sette; perché si è aggiunto un piccolo della Costa D’Avorio) da coinvolgere e accompagnare in attività strutturate che si sono svolte nelle botteghe del paese. «I bimbi hanno seminato piantine con la fiorista, realizzato un portachiavi dal pellettaio, partecipato al laboratorio di hamburger con la macellaia. E hanno imparato a fare la toeletta al cane nel negozio di animali e a incidere il loro nome dal lattoniere…» racconta Marusca, carica di entusiasmo. “Ma come gira questo welfare?”. Una domanda a cui la Fondazione proverà a rispondere il 22 settembre a Milano (Teatro Elfo Puccini , Corso Buenos Aires 33, ore 9.30) nel corso del convegno nel quale saranno raccontate (e condivise) altre esperienze felici. Proprio come quella di Grosio.

@gitesta

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