#Copertina – Un’estate di sgomberi

rifugiati

di Luca Mattiucci*

Décombres, è così che in Francia si indicano i calcinacci, ricordo lontano del latino tardo “cumbrus”. È la eco recente del nostro “sgombrare”. Cambia poco con una S in testa, cambia tanto se non si tratta di calcinacci. Si parla qui di essere umani a cui è stato imposto di dover sgomberare. È verbo abusato di un’estate calda. È abuso verbale di populisti e fascisti da tastiera. È la cacciata dal mare delle Ong, che sa di farsa mutata in dramma quando scopri che i migranti ora li si getta, lontano dalle telecamere, in lager imbastiti in terra libica e incoraggiati dal Belpaese.

È il centro sociale di Bologna, che scompare sotto la carica dello Stato mentre i cittadini continuano a gridare che lì c’erano asili, cultura, che li c’era il quartiere vivo e vero. È la diaspora degli Etiopi e degli Eritrei di piazza Indipendenza a Roma, dove disabili e donne sono stati colpiti con schiaffi, calci e pugni fatti ad acqua, senza segni da mostrare ma con il dolore dentro di una dignità spezzata. In linea perfetta con il Prefetto che ha spiegato come si trattasse di “un’operazione di cleaning”. E a poco o nulla basta la carezza di un poliziotto, se non a imbastire pagine di retorica a buon mercato.

È epilogo triste di una società che non sa più dare ma solo togliere. Perché è vero togliere è più semplice, è gesto di strappo che non chiede confronto. È storia di una classe politica che insegue sondaggi, like e condivisioni sperando che la rete gli restituisca l’identità perduta per assenza di visione. Ma c’è in questa estate triste una storia che va contro i luoghi comuni, è quella di un prete di provincia che alla sua comunità di Vicofaro a Pistoia ci tiene e regala un giorno di svago ai migranti che ha deciso di ospitare. Apriti cielo, eccoli arrivare la domenica successiva i temibili giovanotti di Forza Nuova che vogliono monitorare i suoi sermoni. Stavolta ad essere sgomberati da una comunità in preghiera domenicale sono loro, i fascisti. E la parola sgombero ti fa quasi simpatia.

* Direttore responsabile

@lucamattiucci

 

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