#Copertina – Mangio (il giusto) e ti salvo il mondo

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di Chef Rubio*

Mia mamma quando ero piccolo e raramente non avevo voglia di finire il piatto mi diceva sempre: «Finisci e pensa a chi non ha neanche quello». Io le obbedivo annuendo,
fingevo di capire, ma dentro di me non riuscivo ad accettare l’idea di un concetto così assurdo. Se mangio tutto, automaticamente un bambino africano mi sorride e mi ringrazia? Ma che magia è mai questa della cucina? Ma provavo, perché non volevo avere occhi lucidi sulla coscienza. Non volevo che a causa del mio piatto lasciato a metà, dall’altra parte del mondo un bambino affamato avrebbe pianto e sarebbe morto a causa mia. Sono passati molti anni, venti per la precisione, da quel presunto sortilegio; oggi sono un adulto coscienzioso, che pur di non sprecare mangia anche dagli altri piatti quando può. Però ancora non ho ben capito quella dinamica del «se finisco il piatto salvo il mondo» e del «se lascio del cibo qualche bambino muore».

Mi suona sempre un po’ come la teoria del battito d’ali della farfalla e del terremoto, mi risulta difficile credere che se io mangio una cosa, dall’altra parte del mondo qualche mio pari possa cacciare un ruttino compiaciuto dicendo «Grazie Rubio, ci voleva proprio questo avanzo». Di contro, però, ho capito che il messaggio intrinseco di quella frase che mia madre mi ripeteva non era un ordine camuffato da favola, ma un metodo per non sprecare ciò che si aveva e quindi dare il giusto valore anche ad un tozzo di pane.
Non serve abbuffarsi, riempire le dispense e cucinare per venti anche quando si è in due. Non siamo più nel secondo dopoguerra dove si viveva con la paura della fame e ogni giorno era una celebrazione. Non ci possiamo permettere più di sprecare, accumulare in avanzo e di mangiare compulsivamente.

Lo dobbiamo al nostro fisico, all’ambiente e a tutte le persone che pagano con la vita lo smaltimento del cibo in eccesso, visto che i potenti con questa dinamica si arricchiscono e i deboli muoiono.

* Cuoco non convenzionale

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