#Copertina – Articolo 1

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di Luca Mattiucci

L’Italia è una Repubblica fondata sui voucher, sulle partite IVA, sullo sfruttamento. L’articolo 1 della nostra costituzione va modificato e non è una provocazione. È solo una constatazione di ciò che è oggi il Paese, con una deriva del sistema “lavoro” senza precedenti a cui non si sottrae neppure parte del mondo non-profit. A testimoniarlo
i dati forniti dall’Inps alla CGIL (dati 2016) sui 200 maggiori utilizzatori di voucher (i ticket- lavoro occasionali da 7,50 euro).

Oltre i grandi gruppi come Juventus, Mcdonald’s e Sisal, saltano infatti fuori anche brand del privato sociale: DynamoCamp (478mila euro in voucher per 122 lavoratori), Fondazione Progetto Arca (189), seguono Caritas di Bolzano e Croce Rossa di Palermo, oltre a sette Comuni che hanno totalizzato una spesa per 2,4 milioni di euro. Nulla di illecito certo, ma lascia pensare come basti una norma che non preveda un tetto per associazioni, cooperative, fondazioni e Comuni per liberalizzare un sistema dal quale ci si aspetta altro. L’importante però oggi sono i conti che devono tornare. Ma i padri costituenti ben sapevano che questo non poteva bastare. Un Paese si fonda sulla dignità delle persone che lo compongono. Non si può basare su un esercito di co.co.co. che lavorano come dipendenti senza nessuna tutela, o su subordinati camuffati da “liberi professionisti”. Dove un reddito con partita IVA fattura 16mila euro e l’anno seguente (se gli va bene), ripetendo la performance con l’eccezione tra tasse (per servizi inesistenti) e anticipo contributivo, dovrà restituirne 8mila allo Stato. E poi ci si indigna se 12,2 milioni di italiani non versano l’Irpef.
Ci siamo chiesti quanti potevano davvero permettersi di pagarla? E la politica? Sembra preoccuparsi di non perdere i suoi vitalizi, con un ddl che giace in Parlamento dal 2015. Al contrario potrebbe recuperare economia dai grandi evasori, ottimizzare le spese della P.A. e rendere concreta la tassazione dei robot (Bill Gates docet) per restituire reddito di cittadinanza, che non è una rendita del dolce far nulla ma strumento necessario per far ripartire l’economia e la speranza. Con il risultato di rompere una dinamica di ricatto che oggi costringe i più ad accettare in silenzio vessazioni e condizioni di lavoro assurde, fino a che si resiste. Ora il Ministro Poletti afferma che i voucher: «Vanno usati dalle famiglie per i piccoli lavori e non dalle imprese, che hanno i contratti». Che sia il cambio di passo di una classe dirigente che ha ricordato la ricetta: la Costituzione, quella che gli italiani hanno difeso 70 anni fa e l’ultima volta lo scorso 4 dicembre.

@lucamattiucci

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