#InPrimoPiano – Éric Belile, da rifugiato a imprenditore, regala l’azienda ai dipendenti

ericbelile

di Gaia Pascucci

Ci sono storie che sovvertono le regole, fanno intravedere strade nuove che portano alla condivisione e al riscatto collettivo. Partono da un singolo e arrivano a cambiare un’intera
comunità. È il caso della straordinaria vicenda di Éric Belile (nella foto), rifugiato e francese d’adozione, che ha creato l’azienda Générale de bureautique, che oggi vale quasi dieci milioni di euro.

Ma l’imprenditore alla soglia della pensione, anziché vendere al miglior offerente ha preferito cedere tutto a chi ha contribuito giorno dopo giorno al successo della sua impresa, perché «se l’azienda è cresciuta è grazie ai miei dipendenti». Così ha rinunciato a quattro milioni di euro di dividendi in sette anni per mettere in pratica la sua intenzione.

Una storia quella di Belile che inizia da lontano: arrivato in Francia come rifugiato politico nel 1962, fuggito dall’Algeria in guerra insieme alla famiglia, si era rifugiato a Parigi. Lavora per Canon, poi lascia l’impiego e apre la sua azienda che assemblea stampanti e che a distanza di anni e successi ha deciso di regalare ai suoi dipendenti. Anzi, ai suoi «ragazzi».

Non un gesto di semplice generosità ma una scelta di salvaguardia del tessuto sociale e di coloro che vivono del lavoro in fabbrica. «Abbiamo costruito questa impresa assieme, a loro devo tutto. Preferisco cederla ai dipendenti che vendere ai diretti concorrenti. Se lo avessi fatto, poi, ci sarebbero stati licenziamenti. E questo non posso permetterlo» spiega.

Insomma, monsieur Belile non vuol sentir parlare di carità. «Semmai lo definirei un risarcimento…», dice. Ora è il momento del passaggio di consegne e della pensione. Un’operazione nient’affatto semplice. Ma l’imprenditore ha previsto tutto nei minimi particolari. E il suo futuro da ex patron? Per qualche anno resterà lì, in azienda, ad affiancare i nuovi proprietari per assicurarsi che tutto scorra liscio. Sotto uno sguardo attento farà spiccare il volo ai «suoi ragazzi».

@gaia_pascucci

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