#PrimaPagina – Fino all’ultimo povero

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di Alan Friedman*

In questa molto sofferta, lunga, triste e poco edificante campagna per la Casa Bianca,
le questioni sociali sono state discusse e non trascurate, ma con poca attenzione se paragonate al costante scambio di insulti e attacchi personali tra i candidati, il vero filo rosso del 2016. Hillary Clinton si è soffermata sulla questione della povertà, ha scritto
un articolo sul New York Times nel quale si è impegnata ad affrontare seriamente questo grave problema, soffermandosi in particolare sulla sorte dei milioni di bambini che vivono sotto la soglia di povertà.

In America, il 20 % dei minori di 18 anni vive nell’indigenza, un numero incredibile per il paese più ricco del pianeta. Stando agli ultimi dati Census, sono oltre 43 milioni i cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà, il 13,5 % di tutti gli americani. Ma decine di milioni di altri americani vengono classificati come working poor, lavoratori che non riescono ad arrivare alla fine del mese senza qualche forma di assistenza sociale. Trump di povertà ha parlato ben poco, salvo annunciare che se diventasse presidente creerebbe tantissimi nuovi posti di lavoro e tutto sarebbe magicamente risolto.

Hillary ha intenzione di mettere mano ai programmi di assistenza sociale in modo da tutelare di più le ragazze madri, le famiglie sotto la soglia di povertà e anche i famosi working poor, e lo farà in parte attraverso un aumento dello stipendio minimo, che oggi in America è di 7,25 dollari all’ora. Ma se dobbiamo dirla tutta, bisogna ammettere che sullo stipendio minimo come su altre questioni sociali la posizione di Clinton è stata spinta più a sinistra dal desiderio di corteggiare i supporter di Bernie Sanders.

È stato Sanders il vero paladino delle questioni sociali in questa campagna, è grazie a lui che Hillary Clinton ha accettato di appoggiare con forza l’incremento del minimum wage (salario minimo), l’idea di nuovi programmi per combattere la povertà, ed è ancora grazie al senatore del Vermont se la retorica della candidata democratica si è fatta più forte anche nei confronti di Wall Street e sulla questione delle disuguaglianze di reddito. Tutti temi di Sanders, incorporati nella campagna di Hillary dopo le primarie, dopo la sconfitta di Bernie.

* Giornalista e scrittore
@alanfriedmanit

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