#PrimaPagina – Sostenibilità, ultima chiamata

lunch-atop-a-skyscraperdi Enrico Bertolino

La prima volta in cui ho sentito evocare il mantra dello “Sviluppo Sostenibile” ero ad
un convegno, e mi ricordo che la mia mente, già molto provata da un relatore prolisso, ha stranamente abbinato il concetto alla possibilità di far crescere i propri figli in un futuro incerto.

Ora, se consideriamo che siamo tutti figli di un Pianeta che non mi sembra tanto in salute, sia mentale che fisica, sono sempre più convinto che tocchi a ciascuno di noi di preoccuparcene, “Here and Now”, cioè senza alcuna possibilità di delega alle future generazioni. Ovviamente non ho nessuna ricetta, altrimenti mi sarei già fiondato da un editore e l’avrei fatta pubblicare nel maggior numero di lingue e paesi possibili, ma posso comunque cercare di attirare l’attenzione di un viaggiatore, magari distogliendolo dallo smarthpone per 5 minuti, con qualche riflessione sul tema.

Innanzitutto, per far sì che lo sviluppo sia realmente sostenibile, dobbiamo deciderci di sostenerlo, non solo annuendo mentre si legge, ma decidendo di parteciparvi in prima persona, iniziando a considerare che gli Altri esistono e che fanno parte del nostro Mondo, insomma di una Collettività. Ecco l’ho detta la parola che oggi fa tanta paura. Non appena sentiamo “Collettività” la prima reazione spontanea è quella chiuderci in noi stessi, perché temiamo di essere coinvolti in qualcosa che non ci riguarda o che ci impegnerà in qualche modo.

“Gli Interessi della Comunità, i Costi della Comunità, le Esigenze della Comunità”,
eh vabbè diciamocelo sono una gran bella rottura di maroni (dato che si va verso l’autunno), soprattutto perché implicano una presa di coscienza comune, ovvero uno sforzo per una volta non finalizzato ad un tornaconto puramente personale. Se poi a tutto ciò aggiungiamo che il nostro sostegno alla Collettività, per essere riconosciuto tale, deve creare sviluppo per tutti coloro che ne fanno parte, e non solo per alcuni a discapito
di altri, beh allora qui, comunque ti muovi, rischi di cadere.

Siamo anche noi dunque seduti sulla trave dei lavoratori, e se si cade da una parte si va verso il Missionariato, dall’altra invece nel VeteroComunismo, in entrambe i casi roba per pochi intimi. Ecco dunque trovato l’alibi perfetto per archiviare lo Sviluppo Sostenibile nei meandri del cervello, come un qualcosa di indefinito di cui occuparsi “quando sarà il momento” (ovvero probabilmente quando sarà troppo tardi) e rimetterci a cercare qualche Pokemon nella carrozza 2, che tanto sulla trave penzolante ci stanno “gli Altri”… per ora.

*Comico e conduttore televisivo
http://www.enricobertolino.it

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