#Innovazione – La nuova vita di Enzo, a capo dell’azienda che lo aveva licenziato

muscia

Gaia Pascucci

C’era da chiederlo a sua moglie e poi fare il salto nel buio. «Mi ha sempre appoggiato, se è andata come è andata è anche grazie a lei» racconta Enzo. Sì perché dare in pegno la propria casa, i risparmi di una vita e il futuro di un figlio di 5 anni per salvare l’azienda per cui si è lavorato – e da cui si è stati licenziati, assieme ad altri 300 dipendenti – era una di quelle avventure, visionarie, che solo in pochi avrebbero avuto il coraggio di provare.

Ma per poter lavorare, Enzo Muscia è dovuto diventare il padrone dell’azienda che lo aveva licenziato. Lui, ex responsabile commerciale della multinazionale francese Anovo Italia
di Saronno, sapeva che l’azienda – anche se i vertici avevano deciso di sacrificarla senza preavvio – era sana. E c’era l’esperienza costruita dai lavoratori in decenni di successi nel
campo dell’assistenza tecnologica. Così dopo il fallimento del 2011 Enzo ha messo insieme tutto il possibile – casa, tfr, sostegno degli amici – e ha richiamato i suoi colleghi. Vuole ricominciare con una nuova storia.

Ora è lui il titolare della rinata A-novo: ha dato il lavoro a chi lo aveva appena perso e ri-aperto i battenti nonostante l’indifferenza generale. «Non è stato facile, le banche non ci credevano, le abbiamo girate tutte ma finanziamenti zero» ricorda Enzo. «L’unica soluzione è stata dare in pegno le nostre abitazioni. Solo così io e Fabrizio Masciocchi, anche lui un ex dipendente Anovo, siamo riusciti a mettere insieme i soldi necessari a ricomprare le attrezzature, ottenere le certificazioni e riaprire la sede operativa».

Per fortuna tutto è andato per il verso giusto. I dipendenti della A-Novo sono quadruplicati: da zero a 38 in tre anni. Il fatturato è raddoppiato: da uno a due milioni di euro. Questo grazie a vecchi clienti che hanno creduto nel progetto, come la Fimi Barco di Saronno, azienda specializzata in display medicali; e grazie a due importanti bandi che la Anovo si è aggiudicata «andando a caccia di clienti ogni giorno, senza mai smettere di cercare lavoro» spiega Enzo. «Dormo sempre con un occhio solo pensando al lavoro, ma la nostra forza è il gruppo. Tutto quello che è stato fatto qui l’abbiamo fatto noi».

Un caso unico? Neanche poi tanto. In Italia i ‘workers buyout’, casi di dipendenti che investono  il Tfr per rilevare l’azienda in cui lavorano, sono aumentati a un ritmo di circa il 50% l’anno dal 2008 a oggi. Significa non arrendersi e tentare il riscatto dalla sconfitta.

@gaia_pascucci

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