#Editoriale -Per chi parte e per chi resta…

di Luca Mattiucci

L’estate è ormai entrata nel vivo e il nostro Belpaese, come su tutto, si spacca a metà.

Ci sono due italiani: chi parte e chi resta. Al primo, un anno di lavoro ha scaricato le batterie e ora già si immagina al sole. Fuga dai problemi reali e supposti: dalla Brexit, dal salva-banche, dal referendum, dal vicino, dall’Isis, dalla Roma dei topi e dei giornalisti-giornalai. Parola d’ordine: spegnere il cervello. La tecnologia relegata ai margini con lo
sguardo distratto alle news (magari good), sotto l’ombrellone. In mente un pensiero: sperare che duri.

Dall’altra parte, quell’Italia che un lavoro non ce l’ha più e lo cerca (il che è più stressante che averlo). E’ l’italiano della pensione fissa a 492 euro. E’ la famiglia da 1300 euro che ogni mese si sente come l’AD che salva di continuo un’azienda che produce frigoriferi per il Polo Nord. E’ l’italiano delle strade deserte, del rifugio nel centro commerciale. I problemi identici a quelli del fratello “ricco”, ma davanti a sé solo quella cattedrale di calura. Per farcela, qui occorre avere batterie al litio.
In mente, un pensiero: sperare che finisca. Perché il nemico, quello che tocca i 40 gradi, è già qui. A farne le spese bambini, clochard, disabili ed anziani.

Ma che fare? Semplice: aiutare. Come il filo d’argento dell’Auser, che lega tutta l’Italia per gli over con un numero gratuito 800-995988, attivo per dare aiuto domiciliare dalla spesa
ai farmaci. Oppure c’è chi come “Pane Quotidiano” fornisce cibo a tremila senza-dimora. Il sociale non va in ferie. In cambio, chiede solo una cosa: tempo. Non importa se partite o
restate: il vostro tempo fa la differenza. Un’ora o un giorno – prima, durante o dopo le ferie – provate a donarlo. Scoprirete che anche quella è una vacanza dalle brutture strillate alla tv.
Digitate “volontariato” sul web, scegliete l’associazione e buone vacanze.

@lucamattiucci

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